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    Altri due Giganti emergono dalla necropoli di Mont’e Prama a Cabras

    5:56 am
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    CABRAS (OR) – Risultati immediati per la nuova campagna di scavi nel sito della necropoli nuragica di Mont’e Prama, avviata lo scorso 4 aprile dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. A pochi giorni dall’inizio del cantiere, che sta interessando un terreno nella parte meridionale del sito archeologico nel comune di Cabras, sono emersi i torsi e altri frammenti di due nuove statue, entrambe identificate come “pugilatori del tipo Cavalupo” per il grande scudo flessibile avvolto davanti al tronco, del tutto simili alle due sculture recuperate a pochi metri di distanza nel 2014 ed ora esposte nel Museo civico di Cabras: i Giganti di Mont’e Prama le antiche sculture risalenti alla Civiltà nuragica.

    “Una scoperta eccezionale – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini – alla quale ne seguiranno altre, a conferma del significativo impegno del Ministero su questo sito straordinario, che non ha eguali nel Mediterraneo. Il ritrovamento di altri due Giganti, infatti, avviene a poco meno di un anno dalla nascita della Fondazione che vede il MiC, il Comune di Cabras e la Regione Sardegna impegnati nella valorizzazione di una delle maggiori testimonianze di un’antica civiltà mediterranea. Due nuove gioielli si aggiungono così a questo gruppo statuario dal fascino misterioso, capace di attirare l’attenzione del mondo intero”.

    Il suggestivo e misterioso gruppo dei Giganti di Mont’e Prama si arricchisce così di altre due unità grazie a un ritrovamento che certamente non rimarrà isolato, date le promettenti quantità, qualità e condizioni di conservazione dei resti archeologici sepolti nel settore meridionale della necropoli nuragica.

    “Mentre i frammenti di piccole e medie dimensioni vengono quotidianamente messi in evidenza, documentati nella giacitura sul terreno e recuperati – ha dichiarato la Soprintendente, Monica Stochino – i due grossi e pesanti blocchi dei torsi avranno bisogno di tempo per essere liberati dal sedimento che li avvolge e perché possa essere approntato quanto è necessario per il recupero in sicurezza. Il ritrovamento – aggiunge il Soprintendente – premia la costanza e la validità del metodo archeologico di esplorazione progressiva attraverso fasi di sondaggio preliminare e di indagine sistematica, misurate ed eseguite nei modi e nei tempi consentiti dalla disponibilità delle risorse e dalla parallela elaborazione dei progetti di scavo, restauro ed esposizione dei reperti e di valorizzazione del sito”.

    Il cantiere in corso, finanziato dalla Soprintendenza con 85.000 euro, durerà tutta la primavera, mentre è già pronto il progetto per il prossimo intervento di ben maggiore importo, 600.000 euro, che vedrà affiancati la Soprintendenza come ufficio di direzione scientifica e tecnica e il Segretariato Regionale del MiC come stazione appaltante.

    Segretariato e Soprintendenza, inoltre, stanno per avviare un intervento ancor più ambizioso, per un importo di 2,8 milioni di euro, che comprende il restauro delle sculture rinvenute dal 2014 al 2016. A queste risorse, insieme ai 3 milioni di euro destinati all’ampliamento del Museo Archeologico di Cabras nell’ambito del programma d’interventi previsti dal Piano strategico “Grandi Progetti Beni culturali” annualità 2015/2016, si sommano inoltre 4,15 milioni di euro per il sito di Tharros, sempre nel comune di Cabras.

    L’attuale intervento di scavo è il risultato dell’inteso lavoro di preparazione scientifica e tecnica condotto dagli archeologi Alessandro Usai e Maura Varigiu, dall’antropologa Francesca Candilio, dalla restauratrice Georgia Toreno e dall’architetto Elena Romoli.

    La Fondazione Mont’e Prama, presieduta da Anthony Muroni, è nata il 1 luglio 2021 con la firma dell’atto costitutivo da parte del Ministro Franceschini, del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Christian Solinas, e del Sindaco di Cabras, Andrea Abis. Il Ministero della cultura ha conferito alla Fondazione il complesso delle sculture di Mont’e Prama; l’immobile realizzato in funzione dell’ampliamento del Museo Archeologico di Cabras; l’area archeologica di Tharros, la Torre di San Giovanni e l’ipogeo di San Salvatore. È attualmente in corso la procedura di selezione per il primo direttore della Fondazione.

     

    Il parere degli esperti sui due nuovi Giganti di Mont’e Prama

    Si svela al mondo poco a poco la storia misteriosa dei Giganti di Mont’è Prama, il suggestivo gruppo scultoreo di colossali figure pre-romane scoperte nel 1974 nella Sardegna occidentale, grazie all’ultima campagna di scavi avviata dalla Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano solo il 4 aprile scorso e che ha riportato alla luce altre due unità dalla necropoli nuragica.

    “Siamo particolarmente soddisfatti dei primi esiti dell’intervento di scavo archeologico che, per l’unicità del sito in Sardegna e nel Mediterraneo, ha richiesto un intenso lavoro di preparazione scientifica e tecnica”. Esordisce così l’ing. Monica Stochino, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna commentando oggi il ritrovamento di torsi e altri frammenti di due statue, identificate come “pugilatori”, del tutto simili e riconducibili alle due sculture note come i Giganti di Mont’e Prama, rinvenute nel Sinis nel 2014 ed oggi conosciute in tutto il mondo ed esposte nel Museo civico di Cabras.

    “La  ricerca è stata indirizzata su due principali obiettivi – ha spiegato la sovrintendente Stochino – da un lato indagare alcuni gruppi di sepolture della fase più antica, nuragiche, e successive punico-romane, per reperire le informazioni scientifiche indispensabili ad una ricostruzione del mondo in cui si svilupparono i fenomeni culturali che portarono alla creazione del sito; dall’altro estendere gli scavi a sud delle aree già indagate, nell’intento di confermare l’estensione della sistemazione monumentale dell’area con la definizione della strada funeraria e la creazione del complesso scultoreo formato da statue, modelli di nuraghe e betili”.

    “L’emozione e l’entusiasmo di tutti noi è grande anche per la conferma che il metodo proposto di esplorazione progressiva per sondaggi preliminari e indagine sistematica, affiancata da conseguenti interventi di restauro e coordinati progetti allestitivi, è certamente vincente ed in grado di rendere fruibile in tempi ragionevoli un patrimonio unico che la Fondazione Mont’e Prama saprà valorizzare per le finalità culturali e per  promozione di un territorio di eccellenza anche sotto il profilo ambientale”.

    “Si è trattato di un lavoro di squadra – ha sottolineato la sovrintendente – che ha visto coinvolta una équipe multidisciplinare di esperti, tutti funzionari del Ministero della cultura: gli archeologi Alessandro Usai e Maura Vargiu, l’antropologa Francesca Candilio, Georgia Toreno, restauratrice, ed Elena Romoli, architetto e direttore dei lavori” ha concluso.

    “La ricerca programmatica dà i suoi frutti: è arrivata la conferma che il metodo funziona perché si tratta di sculture rinvenute alla luce in un tratto non ancora toccato” commenta il funzionario archeologo Alessandro Usai, direttore scientifico dello scavo nel Sinis dal 2014. “Siamo andati a colpo sicuro su un’area riprendendo vecchi scavi e ampliandoli in continuità con quella che noi conosciamo come necropoli nuragica che si sviluppa lungo una strada precisa nel tratto che stiamo indagando”. “In particolare – spiega Usai –  i due torsi rinvenuti con lo scudo allungato che assume una forma un po’ avvolgente rispetto al braccio sinistro e che si appiattisce sulla pancia riconducono i ritrovamenti alla categoria dei pugilatori – e aggiunge – si tratta di sculture calcaree la cui pietra proveniva da una cava non molto distante da qui, facile da scolpire ma proprio per questo anche molto fragile”.

    “La presenza capillare nel Sinis della civiltà nuragica nell’età del bronzo e del ferro è il presupposto stesso della ricerca che si fonda su una indagine sul Sinis – sottolinea Usai –  nell’ambito di questo quadro questa necropoli è unica in Sardegna. Lo scavo qui è una ricerca integrata non solo delle statue ma di tutto ciò che comprende anche scavi di tombe, grazie ai quali viene fuori anche l’aspetto antropologico: ovvero la necessità di definire la cronologia natura e ruolo di queste statue”.

    “L’emozione più grande? Senza dubbio vedere qualcosa prendere forma davanti ai tuoi occhi che viene fuori dalla terra. Cose che sapevi essere sepolte lì, ma soprattutto vederle e interrogarle, dalla pietra informe fino a scoprirne lo stato. Ma non solo, anche l’emozione di poterne discuterne con i colleghi in cantiere, nell’attesa di vedere tutto quello che viene fuori. Uno scavo viene vissuto tutti i giorni appassionatamente, anche se annunciato”.

    Vista verticale del settore di scavo in corso. Al centro si vedono due masse di pietra più grandi delle altre, che sono i due torsi di statue di “pugilatori tipo Cavalupo”; si distinguono particolarmente per la parte rigonfia (visibile soprattutto nel pezzo in basso ma anche nell’altro), che è lo scudo e che indica chiaramente l’iconografia e la posizione: il pezzo in basso è diritto (posizione della testa a Nord), mentre il pezzo in alto è girato al contrario (posizione della testa a Sud). Accanto al pezzo in alto ci sono due frammenti più piccoli, che sono una testa e una gamba. Nella parte destra alta della foto si vedono una latra verticale, che segna il limite tra la strada funeraria e le tombe, e una lastra orizzontale squadrata che è il coperchio di una tomba. In tutta l’area ci sono numerosi frammenti più piccoli pertinenti alle stesse statue (frammenti di scudo e del “gonnellino” a punta triangolare sul retro), frammenti di “modelli di nuraghe” e di altre sculture.

     

    Vista obliqua analoga alla precedente, da Sud. Si apprezza meglio la forma rigonfia dello scudo del torso meridionale, ma anche in parte del torso settentrionale in alto; accanto a quest’ultimo i due grossi frammenti della testa e della gamba.

     

    Vista da Ovest: a sinistra il torso settentrionale con la parte rigonfia dello scudo; dietro il torso la testa (a sinistra) e la gamba (a destra).

     

    Vista da Est: a sinistra parte del torso meridionale; in alto a destra il torso settentrionale; a sinistra di questo una gamba (precisamente il polpaccio sinistro con attacco del “gonnellino” a punta triangolare sul retro); a destra la testa troncata al collo.

     

    Sopra il pennello, la testa poggiata a terra sul lato destro: ha il collo massiccio spezzato a destra e il viso fortemente eroso col mento in forte rilievo.

     

    In alto: la gamba (a sinistra) e la testa (a destra) poggiate a terra.

     

    In basso: la testa raddrizzata col viso eroso e il mento in forte rilievo.

     

    La statua del “pugilatore tipo Cavalupo” meglio conservata, rinvenuta nel 2014 insieme a un’altra statua gemella non ancora restaurata, a pochi metri di distanza dai due torsi dello stesso tipo. Si vede sul fianco il grande scudo flessibile avvolto intorno al braccio sinistro e disteso sul torace e sul ventre, sul quale poggia la mano destra avvolta in un guantone. I due nuovi torsi sono spezzati all’altezza del collo e del bacino e sono privi anche del braccio destro. Il braccio sinistro sarà invece probabilmente ben conservato, protetto dallo scudo che è impugnato da dietro con la mano sinistra. Il gonnellino a punta triangolare sul retro non è visibile perché è inserito nel sostegno del traliccio metallico che sorregge dal basso la statua e che si intravede all’altezza del collo.

     

    Il bronzetto di Cavalupo, che dà il nome ai “pugilatori” della necropoli meridionale di Mont’e Prama. È un bronzetto nuragico assolutamente unico, rinvenuto non in Sardegna ma in una tomba a cremazione della necropoli “villanoviana” di Cavalupo a Vulci, nel Lazio. Ripropone gli stessi elementi caratteristici: il grande scudo avvolto intorno al braccio sinistro e disteso sul torace e sul ventre, il gonnellino a punta triangolare sul retro, il guantone che avvolge l’avambraccio destro ma resta aperto per far fuoriuscire la mano. Da notare anche il cappello conico, le lunghe trecce e i sandali.