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    Contributo delle donne nella Resistenza

    5:53 am
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    Durante la seconda guerra mondiale si diffonde tra gli italiani malcontento e paura per una guerra che sta portando distruzione nei centri abitati, impoverimento tra le famiglie e morte dei propri cari partiti come soldati. Una guerra che sembra non concludersi, contrariamente da come è stato annunciato, in tempi brevi e molti strati della popolazione nutrono malcontento per la decisione di Benito Mussolini di entrare in guerra. Il 25 luglio 1943 un messaggio radio annuncia agli italiani che il Gran Consiglio del fascismo vota un ordine del giorno di sfiducia a Mussolini e, per evitare disordini, il re Vittorio Emanuele III ordina di farlo arrestare. Poco dopo il re nomina il Maresciallo Pietro Badoglio capo del governo. L’8 settembre 1943 arriva l’annuncio via radio della firma dell’armistizio tra l’Italia e gli angloamericani; la popolazione accoglie tale notizia come la fine della guerra e delle ostilità. Questa speranza viene meno quando è chiaro che tale accordo rappresenta la fine delle ostilità contro gli angloamericani. Seguono giorni di disorientamento, sia nelle fila dei soldati italiani che tra la popolazione; da quel momento le truppe tedesche si organizzano per occupare il territorio italiano fiancheggiati da irriducibili fascisti. Tornano sulla scena politica nazionale quei partiti che, in precedenza, si opponevano al regime fascista e che per alcuni anni erano sopravvissuti in clandestinità. Avviano comitati di liberazione che vengono riconosciuti e sostenuti dagli Alleati angloamericani. La resistenza è ricordata per essere stata guerra di liberazione contro l’occupazione dei tedeschi sul territorio italiano. E’ anche guerra civile che vede fronteggiarsi due schieramenti: gli antifascisti che si organizzano per abbattere il regime e i fascisti che vogliono restaurare la dittatura. In questi movimenti forniscono il proprio contributo anche contadini e operai che vivono quegli scontri come guerra di classe. La popolazione partecipa alla resistenza, perché emerge tra i connazionali il rifiuto della guerra e della presenza dei soldati tedeschi sul territorio italiano.

    Sara Fresi

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    Il tema delle donne e la resistenza, non è mai stato indagato approfonditamente dagli storici ufficiali. I motivi sono molteplici, ma non hanno scoraggiato Pasquale Grella, romano che orgogliosamente si definisce scrittore anarchico e pubblica un libro Sovversive ad Honorem, 100 pagine che si leggono di un fiato e che restituiscono parte del maltolto.

    Con una lettura scorrevole e appassionata ci restituisce un quadro storico veritiero e innegabile, sulla condizione femminile durante la guerra e dopo. Si ridà dignità a una serie di donne, schedate (stavolta non a fini politici) raccontando per nome e cognome la loro breve storia, le accuse infondate e il loro epilogo.

    La mancanza di testimonianze dirette per  la riottosità di molte di loro a ripercorrere quei momenti e rilasciare interviste e il mancato inserimento delle stesse nella definizione di “partigiane” rendono difficile la ricerca. Per poter essere infatti riconosciuti “partigiani”, era necessario aver partecipato ad almeno 3 fatti di sangue, essere insomma Fratelli in armi. Le donne difficilmente avevano accesso alle armi o ritenute in grado di usarle, ma non si deve credere che il loro ruolo fosse limitato a quello, pur sempre pericoloso, di staffette e copertura per i ricercati sovversivi.

    Le donne sono una memoria storica importantissima di quel momento, potremmo dire che da lì nasce in Italia una vera consapevolezza di quello che doveva essere il loro ruolo nella società ancora fortemente maschilista. Insomma l’embrione del femminismo che troverà nei decenni a seguire la ribalta nazionale.

    I posti in fabbrica lasciati liberi dagli uomini partiti per la guerra, hanno fatto si che molte di loro iniziassero a lavorare, conquistando un’autonomia economica e sociale. Consapevoli che il ruolo non poteva più essere quello di angeli del focolaio, le donne prendono coscienza della volontà e necessità di cambiarlo. Purtroppo, anche a fascismo finito, è stato loro richiesto di tornare a occuparsi della casa e della famiglia. Ma le donne vogliono lavorare, vogliono decidere anche di non sposarsi e avere figli, vogliono partecipare alla vita pubblica, votare ed essere elette e anche conquistare la loro libertà sessuale.

    L’Italia post fascismo non è pronta, non riconosce il loro apporto alla resistenza, il compagno Togliatti proibisce loro di partecipare alle manifestazioni per il 25 Aprile, la cronaca dell’epoca le incolpa addirittura di aver favorito l’ascesa della D.C., non erano pronte a votare dicono, non erano sufficientemente indottrinate.

    Tutto questo si traduce in una vendetta spietata, mentre ai partigiani vengono riconosciuti i meriti della lotta antifascista, le donne vengono ancora una volta punite. Schedate e identificate molte di loro finiscono in manicomio, con un semplice certificato medico vengono rinchiuse, private della loro libertà e dignità, dimenticate dalla storia.

    L’Italia si ricostruisce, viaggia verso il boom economico, la Repubblica si dà le sue leggi, la Costituzione fortemente antifascista viene scritta, ma ancora una volta la storia viene raccontata a metà.

    Paola Masciari

     

    Riferimenti bibliografici:

    Aa.Vv.  1997. Storia contemporanea. Roma. Donzelli Editore.

    Grella, P. 2018. Sovversive ad honorem. Roma. L’Incisiva Editore.