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    “Gli ebrei a Padova dal Medioevo ai giorni nostri. Il valore di una presenza”

    5:37 am
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    PADOVA – Martedì 14 febbraio alle ore 17.30, nella sede del Museo dalla Padova Ebraica di via delle Piazze 26 a Padova, viene presentato il libro dal titolo “Gli ebrei a Padova dal Medioevo ai giorni nostri. Il valore di una presenza” (Casa Editrice Giuntina 2022) curato da Pier Cesare Ioly Zorattini, Adolfo Locci e Stefano Zaggia. Interverranno Donatella Calabi, Università IUAV di Venezia, Carlo Fumian, Università degli Studi di Padova, e Pier Cesare Ioly Zorattini, Università degli Studi di Udine.

    Il volume si articola lungo un percorso che inizia con lo studio sulla prima condotta militare – un contratto stipulato nel Medioevo e nel Rinascimento che stabiliva le condizioni di servizio alle quali il capitano o condottiero si sottoponevano fornendo uomini in armi e mezzi ad un richiedente – a Padova nella seconda metà del Trecento del prestatore Guglielmo da Camerino fino ai suoi eredi nel 1418 sotto il dominio della Serenissima. Fu grazie al sistema delle condotte, contratti bilaterali fra le autorità locali e i prestatori ebrei, che i datori di denaro ottennero i privilegi che garantivano loro la sopravvivenza tra cui i diritti di residenza temporanea in determinate località, premessa fondamentale per il costituirsi delle future Comunità ebraiche.

    La peste di Padova del 1630 compare nel capitolo dedicato all’unica versione italiana del “Olam hafuch” (Il mondo capovolto) del rabbino padovano Abraham Catalano che descrive e ripercorre quasi giorno per giorno l’epidemia e la sua gestione da parte dei capi del ghetto non solo nei rapporti con le autorità cittadine, ma anche nella prevenzione, cura e sostegno materiale e morale degli infermi.

    Fondamentali per la ricostruzione dell’archivio storico della Comunità padovana sono altri contributi nel testo per la ricostruzione della storia dell’insediamento ebraico a Padova fino agli inizi del XX secolo, ora conservate presso i Central Archives for the History of the Jewish People di Gerusalemme. Da un lato si tratta di circa 2060 fascicoli divisi in 35 serie, coprenti un arco cronologico che va dal sedicesimo al ventesimo secolo, a cui si aggiunge l’inventario dei registri delle sinagoghe di Padova dal 1420 al 1900.

    Alle sinagoghe padovane sono dedicate altre pagine del libro sulla fondazione della prima sinagoga tedesca a Padova nel 1472 e il ruolo di primaria importanza della famiglia Sacerdote nell’insediamento ebraico patavino dal 1464 ai primi anni del ghetto nel 1606. Poi si potranno leggere le note sull’evoluzione architettonica delle sinagoghe padovane tra il Cinquecento e il Novecento. Non meno significativa è la sezione, nell’ambito delle istituzioni materiali, delle alterne vicende dei cimiteri ebraici di Padova, del Padovano, di Rovigo e del Polesine dal XIV al XIX.

    La grande vivacità e articolata complessità culturale dell’ebraismo padovano emerge, poi, da numerosi interventi: dalla produzione teatrale del grande filosofo, mistico e poeta padovano, il rabbino Mosè Chayyim Luzzatto, uno dei più rilevanti autori della letteratura ebraica dell’età moderna, morto di peste nel 1747 in Palestina a soli quarant’anni; al rabbino padovano Mosè David Valle (1696-1777) rinomato cabalista autore de I Sette Giorni della Verità che fu cantore nella sinagoga spagnola di Padova.

    L’Ottocento fu l’epoca in cui l’ebraismo padovano raggiunse il massimo splendore: si ripercorre la storia del più importante istituto religioso e culturale dell’ebraismo italiano per la formazione del rabbinato, il Collegio rabbinico in funzione a Padova dal 1829, e delle figure dei rabbini di origine patavina che conseguirono l’ordinazione rabbinica al termine dell’iter degli studi tra il 1841 e il 1868.

    La personalità ebraica più significativa nell’Italia della prima metà dell’Ottocento fu senz’altro Samuel David Luzzatto (1800-1865), all’ebraica Shadal, leader del Collegio per livello e formazione: nel testo viene posta in luce la traduzione aramaica della Torà di Onqelos il proselito e del metodo innovativo rispetto alla tradizione seguito dal giovane e dotatissimo filologo.

    L’annessione di Padova al Regno d’Italia nel 1866 inaugurò quel periodo conclusosi con la Grande Guerra che è stato definito “l’età d’oro dell’ebraismo padovano”. Ai protagonisti di questa vicenda sono dedicati vari saggi: dalla complessa personalità del mecenate e collezionista Giacomo Treves dei Bonfili, membro di una delle famiglie più illustri del giudaismo veneto, attivo a Padova e a Venezia tra il Regno lombardo-veneto e il periodo postunitario, ai profili umani e scientifici degli ebrei che fecero parte dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, oggi Accademia Gali- leiana, dagli inizi dell’Ottocento ai giorni nostri, e ancora all’apporto degli studiosi ebrei ai settori sia umanistici sia scientifici dell’Università di Padova dagli inizi del Novecento fino alla persecuzione razziale fascista che ne sanzionò l’emarginazione. Infine ci si sofferma sull’antisemitismo a Padova ricostruendone puntualmente la genesi e gli sviluppi dagli inizi del regime fascista al termine del secondo conflitto mondiale ripercorrendo le conseguenze della Shoah nelle drammatiche vicende dell’ebraismo padovano. I saggi finali prendono in esame quella che fu nell’Ottocento una delle più significative espressioni culturali dell’ebraismo patavino: la tipografia in ebraico di cui oggi resta un’importante testimonianza la Raccolta Morpurgo presso la Biblioteca Universitaria di Padova. Infine il libro si conclude con un prezioso spaccato sulla attuale situazione dei problemi e delle caratteristiche dell’odierna Comunità ebraica di Padova.