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    Palazzo Manzi a Civitavecchia: ricerca e tutela si incontrano nello studio dei dipinti murali

    CIVITAVECCHIA – Un nuovo contributo si aggiunge al percorso di conoscenza e valorizzazione dei dipinti murali, replica della Stanza di Eliodoro di Raffaello nei Musei Vaticani, conservati nell’antico Palazzo Manzi, in Piazza Leandra n. 2 a Civitavecchia.

    Con protocollo n. 6549/2026 è stata trasmessa alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale una memoria avente ad oggetto “Memoria per aggiornamento valutazione storico-artistica. Dipinti murali presso Palazzo Manzi, Piazza Leandra n. 02, in Civitavecchia”. Il documento è stato acquisito nell’ambito del percorso di studio relativo agli apparati pittorici dell’edificio, già interessati da precedenti indagini tecnico-scientifiche e da un procedimento di tutela presso l’Ufficio competente.

    La memoria, curata dalla dott.ssa Sara Fresi, laureata magistrale in Storia e Società e autrice della pubblicazione Giuseppe Errante da Trapani a Civitavecchia. L’arte di eguagliare Raffaello e i Grandi Maestri del XVI secolo”, pubblicata nel mese di marzo 2018 (link ad articoli giornalistici risalenti al 19 marzo 2018: https://www.centumcellae.it/cultura/larte-di-giuseppe-errante-nella-ricostruzione-storica-di-sara-fresi/https://trcgiornale.it/sara-fresi-dedica-una-pubblicazione-al-pittore-giuseppe-errante/ ), nasce dall’esigenza di integrare il quadro conoscitivo già disponibile con ulteriori elementi di carattere storico emersi attraverso approfondimenti e confronti successivi.

    Lo studio pubblicato nel marzo 2018 aveva posto l’attenzione sulla possibile riconducibilità dei dipinti murali di Palazzo Manzi all’attività del pittore Giuseppe Errante (Trapani 1760 – Roma 1821), artista vissuto tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, la cui produzione evidenzia un significativo rapporto con la tradizione dei grandi maestri del Rinascimento e con il linguaggio raffaellesco.

    L’ipotesi storico-critica si fondava su una serie di elementi convergenti, tra i quali:

    • La compatibilità cronologica: la presenza documentata di Giuseppe Errante a Civitavecchia a partire dal 1786 per la realizzazione di dipinti presso la Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte e il contesto storico legato alla famiglia Manzi, considerando che nel 1790 il Governatore della Confraternita era quel Manzi, assentista del porto e proprietario dell’antico Palazzo Manzi.
    • Il contesto locale: i rapporti tra l’artista, la Confraternita di Santa Maria dell’Orazione e Morte e l’ambiente della famiglia Manzi delineano un quadro storico compatibile con una possibile committenza.
    • La coerenza stilistica: la produzione conosciuta di Giuseppe Errante presenta caratteristiche di equilibrio compositivo, eleganza formale e adesione ai modelli raffaelleschi, elementi compatibili con quanto rilevato nei dipinti murali oggetto di studio.
    • Le testimonianze coeve: alcune fonti storiche attestano la capacità dell’artista di confrontarsi con i grandi maestri del Rinascimento attraverso una pittura orientata alla reinterpretazione dei modelli del passato.

    Le precedenti indagini avevano già collocato i dipinti nell’ultimo quarto del XVIII secolo, evidenziando un ambito culturale e stilistico riconducibile alla tradizione raffaellesca. Questa memoria ha inteso sottoporre alla valutazione dell’Ente di tutela ulteriori elementi storici utili a una più approfondita definizione del contesto storico-artistico delle opere.

    Nel documento trasmesso è stato precisato che, in assenza di documenti diretti quali contratti, pagamenti o firme autografe, l’ipotesi attributiva riferita a Giuseppe Errante deve essere considerata nell’ambito della ricerca storico-critica, fondata su elementi convergenti ma aperta al naturale sviluppo degli studi e a eventuali ulteriori verifiche.

    La Soprintendenza, con comunicazione pervenuta in data 22 luglio 2026 dalla Segreteria del Soprintendente, dopo il confronto con la storica dell’arte referente, ha espresso apprezzamento per il contributo ricevuto, precisando che l’ipotesi avanzata “corrisponde a quella contenuta nel vincolo apposto dalla Soprintendenza alcuni anni fa” e che lo studio presentato “conferma quanto già riportato dalla dichiarazione di interesse”.

    La dichiarazione di interesse richiamata dalla Soprintendenza risale all’ottobre 2018 ed è stata oggetto, nel tempo, di attenzione anche attraverso articoli giornalistici dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico di Civitavecchia (link agli articoli giornalistici: https://www.centumcellae.it/cultura/tedesco-affreschi-di-piazza-leandra-da-valorizzare/https://www.lemusenews.it/civitavecchia-sindaco-tedesco-e-consiglieri-comunali-in-visita-ai-dipinti-di-tarcisio-de-paolis ).

    La vicenda di Palazzo Manzi rappresenta un esempio del rapporto virtuoso tra ricerca indipendente e attività istituzionale di tutela. Il confronto tra studi storico-critici e valutazioni tecnico-scientifiche dell’Amministrazione evidenzia come percorsi di analisi differenti possano convergere verso un medesimo quadro interpretativo, contribuendo a rafforzare la conoscenza di un bene culturale e del contesto storico nel quale esso si colloca.

    La ricerca, per sua natura, è un processo continuo: ogni documento, confronto e verifica contribuisce ad arricchire il patrimonio di conoscenze condivise. È attraverso il dialogo tra studiosi, istituzioni e territorio che la tutela del patrimonio culturale può svilupparsi in modo sempre più consapevole e partecipato, a beneficio della comunità e della memoria storica collettiva.